Hanno una “fine” i nostri capi?
Vi siete mai chiesti se i vestiti che indossiamo possano avere un termine del loro utilizzo? Due volte all’anno, ai cambi di stagione tutti noi ce lo chiediamo e guardiamo curiosi dentro il nostro armadio cercando i vestiti che per qualche ragione non indosseremo più. Premetto che questo argomento è delicato ma ritengo giusto raccontare ciò che accade realmente agli abiti che non amiamo più. In questi anni si sono sviluppate diverse formule per farci credere che gettare dei vestiti non sia così catastrofico.

All’interno dei negozi, di solito accanto alla cassa o all’entrata, vi sono dei contenitori dove riporre ciò che riteniamo superfluo. Questo è un esempio del cosiddetto “greenwash” che induce, i consumatori, a pensare che il brand abbia un approccio ecologico e quindi a depositare volentieri i nostri vecchi capi. In realtà, è solo un’illusione e una tattica usata per aumentare ancora di più il nostro consumo dato che, molte volte, oltre all’invito a portare i vostri vecchi abiti riceviamo anche dei buoni sconto su acquisti futuri.
Anche quando, pensiamo alle persone in difficoltà, doniamo gli abiti smessi alla Caritas o nelle parrocchie il destino dei nostri vecchi abiti non cambia visto che, spesso, la quantità di “vecchi” abiti supera la quantità di quanto richiesto o le condizioni non permettono un ulteriore uso. (Ogni singola poi esperienza va analizzata).

Molti brand pubblicizzano l’idea che i nostri vecchi abiti possano essere reciclati. Controllando le etichette dei nostri indumenti, potremmo accorgerci che, la maggior parte delle fibre di cui sono fatti, ha una composizione mista: più fibre legate tra loro che danno luogo ad un unico filato. Ad oggi questo costituisce uno dei problemi più spinosi per l’industria di moda per riutilizzare e riciclare i tessuti. È impossibile poter riutilizzare una fibra nel momento in cui è legata ad un’altra. Molte industrie che lavorano nel settore tessile, già da tempo, hanno iniziato a cercare di creare fibre di origine naturale o comunque che siano uniche e riutilizzabili. Questo processo però richiederà molti anni ancora dato che mancano le tecnologie adeguate a soddisfare il mercato.

Si stima che si possa riciclare solo 1% dei nostri capi… e tutto il resto? Il resto viene considerato materiale di scarto, da buttare e, ogni settimana, aziende specializzate raccolgono tonnellate di “vecchi” vestiti che poi suddividono per categorie quindi magliette, pantaloni etc. e successivamente in base all’ usura del capo e della sua importanza (se firmato o meno). Si trova molta documentazione a riguardo, uno dei più famosi tra questi “THE TRUE COST”. E’ impressionante notare quanti vestiti vengano gettati via!
A questo punto i capi scelti vengono imballati, spediti verso i paesi meno sviluppati e qui rivenduti. E’ positivo pensare che un’altra persona li indosserà e che i nostri vestiti vivranno una seconda vita. Io però vi leggo una sorta di egoismo. Inviando in altri continenti i nostri capi impediamo lo sviluppo locale a favore del nostro sistema imponendo loro il nostro modello di sviluppo. Se visitate questi paesi noterete che la maggior parte delle persone indossa indumenti che poco hanno a che vedere con l’ambiente circostante e ciò limita lo sviluppo di sartorie o artigiani locali che confezionano abiti dai colori sgargianti e con fogge particolari seguendo le mode locali.

Una parte dei vecchi vestiti, inoltre non è più utilizzabile perché troppo logora e quindi destinata ad essere bruciata all’aria aperta senza alcuna attenzione per gli individui e per l’ambiente.
È agghiacciante pensare che i nostri “i vecchi capi” passino da un’azienda ad un’altra garantendo spesso profitti importanti ma che nessuno abbia voglia di prendersi la responsabilità del loro smaltimento e l’unica soluzione sia delegarla a coloro che “ne hanno bisogno” consci del fatto che non siano in grado di farlo in maniera adeguata.


Dobbiamo iniziare a pensare di risolvere i problemi che noi stessi abbiamo creato ed assumercene la responsabilità. Una soluzione è quella di sfruttare ciò che l’uomo ha di più potente, la sua creatività. Quando fate il cambio di stagione prendete i vostri abiti e immaginate come poterli migliorare o rendere più accattivanti attraverso diverse combinazioni di accessori, stampe, applicazioni, tinture naturali, una nuova modellistica… (basta andare da un sarto e spiegare in che modo si vuole modificare!) affinché si possa ridurre al minimo ciò che noi consideriamo “scarto”.