Il processo di produzione e distribuzione delle industrie tessili, dei brand di moda è piuttosto complesso e difficile da analizzare. Pochi sono coloro che si addentrano per conoscere cosa si nasconde dietro.

Non avere la consapevolezza delle diverse realtà che si celano dietro i nostri vestiti, rappresenta una tra le varie difficoltà per approfondire il concetto di sostenibilità.
Tutto quello che viene celato dal brand durante la “variegata” produzione, simboleggia una perdita di chiarezza del nostro abito.
Ma perché la trasparenza è importante per la moda?
Essa è importante perché equivale alla descrizione del nostro abito, da chi, in che modo e dove è stato prodotto il nostro capo.
Per me la trasparenza si potrebbe analizzare seguendo due filoni che dovrebbero collaborare per un unico scopo finale, ovvero fornire una carta d’identità al nostro vestiario.

Si può dire che la trasparenza si suddivide in:
- produzione/distribuzione
- aspetti sociali.
- Produzione/distribuzione: Ognuno di noi dovrebbe avere la curiosità di conoscere le caratteristiche del prodotto prima di acquistarlo. Questo processo generalmente lo conosciamo già per i generi alimentari. Vogliamo essere sicuri della provenienza di ciò che mangiamo, specie noi italiani. Anche per i capi di abbigliamento funziona, ma in maniera minore rispetto al cibo. Voi penserete che ciò che ingeriamo è più rilevante rispetto al vestiario, ma per capire l’importanza dovreste pensare che l’abito è a stretto contatto con la vostra pelle per molte ore. (I vestiti, infatti, rappresentano la nostra seconda pelle). Bisognerebbe, quindi, che ci informassimo sulla provenienza dei nostri capi, sulle lavorazioni subite prima di avere l’aspetto ammiccante che ci cattura, il viaggio che essi hanno compiuto.

Le informazioni che il capo ci fornisce sono importanti per comprendere il processo produttivo che ha seguito – alcune lavorazioni sono molto impattanti per l’ambiente e, inoltre, non garantiscono una buona qualità al prodotto finale. Questo dovrebbe aiutarci a comprendere che alcune volte il prezzo d’acquisto non è reale per la qualità del bene e che esistono dei costi occulti che non possiamo più ignorare. Anche la distribuzione è importante perché ci racconta il percorso del prodotto per arrivare sino a noi. Ovviamente vivendo in un mondo globalizzato dobbiamo accettare che i nostri beni provengano da luoghi diversi ma dovremmo cercare di ridurre la quantità degli spostamenti che essi devono percorrere, cercando anche di comprare prodotti di qualità che perdurino nel tempo.
Una maggiore trasparenza penso che ci aiuterebbe ad apprezzare la pregiatezza del tessuto dell’abito, la sua foggia, la sua unicità e personalità.
2. Aspetti sociali: Al momento dell’acquisto generalmente non diano troppo importanza a diversi fattori. La trasparenza influisce anche qui.
Pochi di noi, durante al momento dell’acquisto, riflettono su chi ha realmente prodotto il nostro indumento; spesso pensiamo solo alle persone che intervengono in fondo al sistema: il commesso, il proprietario del negozio, il corriere… Non ci chiediamo mai chi realmente ha cucito, tagliato, assemblato. La trasparenza del brand dovrebbe mettere in luce anche il benessere dei propri lavoratori per dare loro una voce.

I grandi brand di moda di frequente, non forniscono i nomi e indirizzi delle proprie fabbriche di produzione, volendo nascondere una realtà molto cruda riguardo alle condizioni dei lavoratori. Ci sono moltissimi episodi in Asia, Pakistan, Bangladesh, Cambogia, ecc. in cui le aziende sfruttano i propri operai rendendoli invisibili al resto del mondo. Questo rappresenta uno tra i problemi maggiori della moda ed è un affronto ai diritti dell’uomo. Non molti sanno che in diversi casi, nelle fabbriche di produzione, si realizzano capi per famose case di moda senza che il lavoratore sappia per chi stai producendo. Ciò accade al fine di proteggere il brand affinché il lavoratore non possa denunciare il committente per le violazioni perpetrate.
Una tra gli episodi più conosciuti nel settore della produzione, che ha risvegliato le coscienze di molti nel mondo della monda, è rappresentato da Rana Plaza avvenuto nel 2013. Rana Plaza è il nome del palazzo di sei piani, una ex-fabbrica, che crollò a causa della struttura pericolante e dall’eccessivo peso prodotto dalle numerose persone che lavoravano al suo interno, senza un regolare contratto. Ci furono morti e feriti e oltre la tragedia di non poter quantificare il numero di persone coinvolte, non si riuscì nemmeno a creare dei fondi di aiuto per le famiglie che avevano perso un proprio parente o per coloro che, a seguito del crollo, fossero rimasti invalidi.
Dopo questa tragedia e altri episodi simili è nata l’organizzazione no profit “Fashion Revolution” che si prodiga affinché il sistema moda rispetti i propri lavoratori, sia più trasparente e si faccia carico dei problemi ambientali. Fashion Revolution già da 5 anni, presenta annualmente un Report con il nome “Fashion Trsaparency Inditex “: un documento in cui, dopo aver analizzato i brand di moda più famosi e i loro rivenditori (quest’anno sono state coinvolte 250 aziende!), vengono pubblicati i dati riguardo alle scelte compiute a favore del rispetto dei lavoratori e l’ambiente; le pratiche adottate e il loro impatto sull’ambiente. Tale documento negli anni ha assunto sempre più importanza. Lo scopo del documento non è quello di essere una guida all’acquisto, ma di fornire informazioni chiare e trasparenti rispetto a un brand. Penso che al giorno d’oggi sia doveroso provare a interessarsi di più rispetto a questo tema!

