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Molto più che vestiti

L’industria di moda rappresenta per l’Italia un settore strategico e redditizio e include non solo il comparto dell’abbigliamento e dei suoi accessori ma anche il settore della gioielleria e della cosmesi.  L’industria di moda si fonda su due principi base: da un lato la sfera dei desideri, dello status e dell’identità che si vuole affermare e o imporre e, dall’altra, la sfera della produzione e delle risorse e del business.         

La maggior parte della produzione, come ben sappiamo, avviene in paesi in cui la manodopera è a basso costo, mentre trent’anni fa l’Italia era uno dei paesi leader anche nella realizzazione dei capi. 

Con la globalizzazione il settore della moda si è reso meno trasparente grazie anche alla poca curiosità del consumatore sul processo di produzione dei capi che vengono acquistati. Alcuni brand hanno individuato nella creazione a basso costo uno dei modi più facili per incrementare i propri profitti. Le industrie confezionano grandi quantità di merce che riversano su mercato ghiotto di novità e ciò permette a molti brand una veloce crescita economica. La crescita dei profitti rende l’industria di moda appetibile per molti imprenditori. Ad oggi ritengo che ci sia bisogno di ripensare il nostro approccio con gli acquisti e quindi con la moda. Per capire meglio questo concetto vorrei che ognuno pensasse al suo paio di jeans, un indumento che non può mancare nel nostro armadio per la sua comodità e praticità



Vi siete mai chiesti da dove vengano?  Ogni anno vengono prodotti ben 3 miliardi e mezzo di jeans e il processo per la loro produzione richiede l’utilizzo di molte risorse che immettono nell’atmosfera, solo per un paio 33,4 Kg di CO2.  Il cotone è la fibra base del tessuto denim. II viaggio dei jeans parte proprio dai semi di cotone che spesso vengono modificati geneticamente affinché la nuova fibra possa avere le perfette caratteristiche. Inoltre, la pianta del cotone è considerata una delle piante più “sporche” poiché carica di pesticidi. È una pianta che richiede l’utilizzo di molta acqua e fertilizzanti cosicché essa possa crescere robusta e più velocemente. Gli agricoltori che coltivano le piantagioni di cotone risultano spesso sfruttati e sottopagati con un potere contrattuale ridotto dato che per molti di loro questa rappresenta l’unica fonte di reddito. 

 I batuffoli di cotone successivamente vengono inviati alle industrie in Asia che attraverso diversi processi meccanici li trasformano in fibre di cotone.  La fibra, successivamente, subisce altri sviluppi meccanici tessili e di tintura (circa 3.800 litri di acqua per un paio) trasformandosi così in tessuto, il denim. L’ultima fase della realizzazione del nostro amato jeans è la confezione. Quest’ultima fase richiede la manodopera di persone che lavorano in luoghi frequentemente malsani, angusti o pericolanti.  Durante questa fase il tessuto viene tagliato, cucito e tinto.  Tutti i vari passaggi richiedono l’utilizzo di risorse meccaniche e chimiche per arrivare al nostro nuovo paio di jeans pronto e ammiccante. Le criticità di questa produzione sono: le quantità di risorse utilizzate; l’acqua necessaria per i diversi processi che viene successivamente rilasciata nell’ambiente. Si stima, infatti, che il 70% dei fiumi in Asia sia contaminato dalle acque reflue delle industrie tessili. Queste acque sono tossiche e gran parte delle persone che vive e lavora in queste zone, spesso non è a conoscenza dei rischi che derivano dall’utilizzare la stessa acqua per scopi domestici o personali. In più, è necessario considerare anche l’aspetto sociale dei lavoratori che non godono di alcune tutele e sono considerati solo strumentali alla produzione. A loro viene solo chiesto di eseguire e di produrre.

Se rifletto su quanto lavoro ha richiesto la produzione del nostro jeans e quante persone ha coinvolto, non sono più capace di vederlo come un semplice paio di jeans. Dietro il nostro jeans si nasconde una storia, che non conosciamo ma che il nostro paio di jeans si porta dietro. Noi lo vediamo con occhi diversi legati più alle emozioni che ci susciterà nel momento in cui lo indosseremo e raramente ci chiediamo cosa il nostro jeans abbia vissuto. Certo viviamo in un mondo in cui il consumo rappresenta l’aspetto più importante della nostra economia. Mi piacerebbe sperare che in futuro l’aspetto del consumo perdesse la sua importanza o che venisse visto in maniera più attenta.  

Fashion Designer: Hannah Brabon; Graduation Collection: Deconstructe D Denim
Fashion designer: Hannah Brabon; Graduate Collection: Deconstructe D Denim

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Consumo Isterico

Quanta moda consumiamo?

Il titolo del mio blog vuole riprendere anche un altro mio interesse che definirei quasi una necessità. L’ opportunità di conoscere e scoprire luoghi nuovi anche vicini a me ma con occhi sempre diversi e curiosi. Ho la fortuna di aver avuto due genitori che fin da quando ero piccola, insieme ai miei fratelli, mi hanno fatto esplorare il mondo. Ovviamente questa fortuna l’ho sempre apprezzata e tutt’oggi rappresenta per me una necessità fondamentale: cambiare luogo, vedere nuove abitudini, altre culture e sentire parlare lingue diverse sono per me una boccata d’aria pura. I viaggi e l’esplorazione mi fanno sentire viva e ciò che mi lasciano dopo è la voglia di conoscere le tipicità artistiche del luogo visitato. A un viaggio, in particolare, sono molto affezionata per il legame che ho scoperto e per le riflessioni che quella terra mi ha regalato ed è quello che mi ha portato in Africa. 

Potrebbe sembrare un cliché nel 2020 parlarne, ma ritengo che sia stato un viaggio che mi ha fatto ragionare sul rapporto che noi abbiamo con il nostro guardaroba. Da questo viaggio ho iniziato a chiedermi come e in che modo si possa diminuire il nostro consumo isterico di abiti ed accessori e ho iniziato a documentarmi rispetto alle nuove tendenze che si fanno largo tra alcuni designer e creativi.  Ho iniziato così a cercare di stare più attenta quando compio degli acquisti. Ogni anno si stima che si producano milioni di tonnellate di nuovi vestiti e con essi anche milioni di nuove fibre tessili che comportano un consumo del territorio e uno sfruttamento eccessivo delle risorse a carico e dell’ambiente. La moda è molto influente nel nostro pianeta, più di quanto si possa pensare. Essa rappresenta uno dei maggiori fattori di inquinamento. Sempre di più il tema ambientale e climatico si connette con la moda e ogni anno il problema aumenta. Il viaggio che ho fatto, mi ha aiutato a focalizzare il problema. Mi ha suscitato la consapevolezza di quanto l’uomo sia influente sul pianeta rispetto alla natura stessa. Mi ha fatto rendere conto di quanto noi uomini sfruttiamo la natura, senza preoccuparci delle reali conseguenze di ciò che causiamo. Nel mondo in cui viviamo, presi dalla nostra frenesia, non siamo consapevoli di ciò che accade. Tornata dal viaggio e cosciente del problema l’ho tenuto dentro di me cercando di capire come esprimerlo. Non nascondo il fatto che, in determinate situazioni, io abbia cercato di non pensarci troppo e di lasciarmi catturare dal “bisogno” di acquistare. La decisione di comprare non è razionale nella moda è qualcosa di emotivo. È una sensazione che colpisce ognuno di noi perché la “bellezza” della moda sta proprio nella visione, nel sogno che essa suscita in noi e nell’ emozione che ci trasmette. Non penso, quindi, che sia necessario colpevolizzarsi per aver acquistato qualcosa, bisogna però renderci conto che abbiamo una grossa responsabilità. In alcuni momenti penso sia la comodità e le abitudini del nostro stile di vita a renderci voraci consumatori di moda. Ciò è dovuto anche al fatto che, come Italiani, siamo il paese per eccellenza di amanti dello stile e dell’immagine. Dobbiamo però iniziare a fare i conti con le risorse del nostro pianeta, l’unico che abbiamo e , per proteggerlo rimodulare i nostri comportamenti. Non è semplice come si pensa…infatti, le nostre abitudini sono legate a modelli di business dei diversi brand, che hanno fondato sul consumo veloce la loro storia e su interessi economici e politici dei diversi paesi difficili da sradicare. Da Italiana mi piacerebbe che ci rendessimo conto realmente del problema che si sta sempre di più concretizzando e che i nostri brand, che rappresentano la storia della moda mondiale inizino a farsi carico del problema e renderci più coscienti e partecipi rispetto a queste tematiche così importanti. Bisogna che ognuno di noi inizi dal proprio armadio a rendersi conto di ciò che possiede e dall’impatto che provoca nell’ ambiente. È il momento di diventare più responsabili e più coscienti. 

Fashion Designer: Borbala Ferencz; Collection Sep,8/2018 : The Return of the Shreds
Fashion Designer: Borbala Ferencz; Collection Sep,8/2018: The Return of the Shreds

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Wardrobexplorer

Che cos’è?

La decisione di aprire un blog personale nasce dalla voglia di esprimere la mia passione.  Fin da quando ero bambina il modo della moda mi affascina e mi conquista ed è anche per questo che il mio percorso formativo si è focalizzato sulla conoscenza dei vari aspetti della moda. Il mio rapporto con la moda si è sviluppato nel tempo con me. Gli anni di studio mi hanno fornito le conoscenze e la voglia di scoprire cosa c’è oltre la semplice immagine che emerge dalle riviste, dai social, etc. Attraverso alcuni nuovi stimoli e con il tempo ho iniziato a capire che dovevo ridisegnare il mio rapporto con la moda. Come appassionata di moda mi piaceva la continua ricerca di novità e di idee creative ed innovative che descrivevano le nuove tendenze. Una parte di me però non riusciva a trovare un senso a questo mio interesse. Mi sentivo divisa come persona, da una parte ammiravo alcune personalità importanti che hanno tracciato un solco nel mondo della moda attraverso le loro idee e le loro proposte innovative, dall’altra sentivo che questo mondo non mi apparteneva appieno poiché non riuscivo a riconoscere come validi alcune azioni e pensieri che caratterizzano questo variegato mondo. La decisione di aprire un blog mi è venuta poiché sento il bisogno di esprimere la mia passione, di voler lanciare un segnale seppur piccolo ma che mi caratterizzi. Il blog vorrebbe essere un percorso di esplorazione all’interno del mondo della moda per fare un po’ di chiarezza e cercare di rendere più trasparente questo universo, conosciuto spesso solo nelle sue sfaccettature più superficiali.

Ognuno di noi la mattina, apre l’armadio per definire inconsciamente che cosa vuole indossare durante il giorno e quindi chi vuole essere. La mia idea parte dall’immaginare un variopinto armadio esplorativo che attraverso il mio blog si dischiude.  Mi piacerebbe parlare di alcune tematiche legate al mondo della moda che mi stanno a cuore. Sento il bisogno esplorare e di condividere nuove idee creative rispetto a quest’ambito. Il blog vorrebbe essere una prova personale di crescita verso un futuro ancora tutto da definire, in cui la moda, come sempre nella mia vita vorrei avesse un ruolo importante.

What is it?

The decision to open a personal blog stems from the desire to express my passion. Ever since I was a little girl, the world of fashion has fascinated and captivated me, and it is also for this reason that my educational path has focused on learning about the various aspects of fashion. My relationship with fashion has developed over time alongside me. My years of study provided me with the knowledge and the desire to discover what lies beyond the simple image that emerges from magazines, social media, etc.

Through some new stimuli and over time, I began to understand that I needed to reshape my relationship with fashion. As a fashion enthusiast, I loved the constant search for new ideas and creative, innovative concepts that described the latest trends. Part of me, however, could not find any meaning in this interest of mine. I felt torn as a person — on one hand, I admired some important figures who have carved a path in the world of fashion through their ideas and innovative proposals; on the other, I felt that this world did not fully belong to me, as I could not recognize as valid certain actions and ways of thinking that characterize this varied world.

The decision to open a blog came to me because I feel the need to express my passion, to send a signal — however small — that reflects who I am. The blog is meant to be a journey of exploration within the world of fashion, to bring some clarity and try to make this universe more transparent, one that is often known only in its most superficial facets.

Each of us, in the morning, opens the wardrobe to unconsciously decide what they want to wear during the day — and therefore who they want to be. My idea starts from imagining a colorful, exploratory wardrobe that opens up through my blog. I would like to talk about certain topics related to the world of fashion that are close to my heart. I feel the need to explore and share new creative ideas in this area. The blog is meant to be a personal test of growth toward a future still to be defined — one in which fashion, as always in my life, I would like to play an important role.

Photo by Enrico Stefanel